giovedì 30 luglio 2009

Vittorio Emanuele IV Presidente d'Italia

Essì, il nostroPresidente della Repubblica ha dato vita ad un nuovo modo di farepolitica. Secondo la nostra Costituzione, il compito del Presidentedella Repubblica è di promulgare le leggi della Repubblica Italianauna volta che entrambe le Camere le hanno approvate, ovvero difirmarle se le ritiene conformi alla Costituzione. Nel caso in cuinon vadano bene, le rimanda indietro «con messaggio motivato alleCamere», senza firmarle. È dall'entrata in vigore dellaCostituzione, dall'1 gennaio del 1948, che funziona così. Oggi nonpiù. Oggi si performa la “moral suasion” (persuasione morale).Con lettere di accompagnamento.

È il 23 luglio 2008. Ilcontestatissimo Lodo Alfano (quello secondo cui le quattro più altecariche dello Stato – Presidente della Repubblica, Presidente delSenato, Presidente della Camera e Presidente del Consiglio –diventano immuni da ogni processo per qualsiasi delitto – sia essoper diffamazione, furto, stupro, omicidio, frode fiscale, etc) hasuperato le Camere ed è arrivato all'attenzione del Presidente. Luicosa fa? Lo firma. Lo firma. Perché diavolo lo firma?! Secondo qualeprincipio della democrazia 4 persone (di cui casualmente solo una haproblemi con la legge) dovrebbero essere impunibili, mentre altre 57milioni di persone no? Secondo quale principio di quale democrazia 4persone sarebbero «forse un po' più uguali degli altri» (comedisse il nostro Premier durante un processo in cui lui stesso eraindagato)?

È il 3 luglio 2009. Apochi giorni di distanza il disegno di legge sulle intercettazionisarebbe arrivato al Senato e sarebbe stato approvato con l'appoggiodei berlusconiani. Il Presidente incontra il Ministro della GiustiziaAlfano e gli comunica che la legge fa schifo, e che se non la cambianon la firmerà. Alfano blocca tutto e si riprende il ddl, prendendoatto delle richieste del Presidente della Repubblica e promettendoche ci penserà su. Ma poi voci di ufficio del Consiglio dei Ministrifanno sapere discretamente (ovvero, Berlusconi dice pubblicamentealla stampa) che nulla sarà cambiato.

È il 15 luglio 2009. Ildisegno di legge sulla sicurezza (quello che inserisce il reato diclandestinità per intenderci) è già passato alle Camere e vaall'esame del Presidente. Il Presidente firma, ma accompagna il tuttocon una postilla, una letterina, in cui comunica a Berlusconi che,ancora una volta, questo provvedimento fa schifo. «Norme incoerentie inorganiche» dice lui stesso. Perché? Perché il titolo delprovvedimento dice una cosa, il testo un'altra. Il tutto control'articolo 3 della Costituzione, secondo cui siamo tutti ugualidavanti alla legge. Perché firmarlo allora? Bisognerebbe chiederlo aGiorgio Napolitano, l'uomo che, come fece Vittorio Emanuele III conMussolini, sta consegnando l'Italia nelle mani della politica del“trucco e parrucco”, dello “sputo in un occhio a chi non è conme e come me”, del “noi siamo forse un po' più uguali deglialtri”. Come diceva Zio Ben «Da grandi poteri derivano grandiresponsabilità». Vittorio Emanuele IV Presidente d'Italia il poteredi bloccare tutto ce l'ha. Gli manca soltanto la voglia di prendersiquesta grande responsabilità.

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