lunedì 3 agosto 2009

I Grandi Emigranti

Dopo l'Unità d'Italia, apartire dal 1870, il governo della Repubblica andò nelle mani dipolitici che fallirono nel tentativo di stabilizzare il neonatoPaese. Le malattie, il malgovernoe lo sfruttamento del territorio contribuirono ad abbassare illivello di vivibilità del Paese, facendo sì che il malcontentocrescesse a braccetto con la povertà.Persopravvivere, alcuni decisero di trovare metodi più o meno legali(cfr. il brigantaggio, che si evolverà in quella che oggichiamiamo “Mafia”); la maggior parte dei cittadini impoveriti,tuttavia, decise di cercare fortuna altrove, ed emigrò. Quelloitaliano è ritenuto il più grande esodo migratorio della storiamoderna: si stima che gli emigrati italiani furono tra i 14 e i 24milioni (a fronte di una popolazione di 33,5 milioni di abitanti);circa la metà di loro tornò indietro, l'altra metà no. I nostriconcittadini scapparono, fuggirono per sopravvivere. La stragrandemaggioranza di loro emigrò nelle Americhe, poiché viaggiare sullenavi merci, essendo l'inizio del capitalismo americano, era menodispendioso che viaggiare sui treni verso il Nord Europa. Pereffettuare il viaggio, molti di loro furono costretti a vendere casae ad abbandonare tutto, ma quando arrivarono in America non tuttitrovarono una realtà migliore: al loro arrivo, il “comitato diaccoglienza” era spesso composto da criminali che li mandavano alavorare nelle miniere (questo succedeva soprattutto negli StatiUniti). Spaesati, senza conoscere la lingua, poveri e malnutriti,divenivano di fatto schiavi, lavorando per una miseria. Svariatifurono gli episodi di xenofobia nei nostri confronti: nel 1901 a NewOrleans 11 siciliani furono uccisi col pretesto di appartenere allaMafia; il New York Times dell'1 gennaio 1894 scriveva:«Abbiamoall'incirca in questa città trentamila italiani, quasi tuttiprovenienti dalle vecchie province napoletane, dove, fino a pocotempo fa, il brigantaggio era l'industria nazionale. Non è stranoche questi briganti portino con se un attaccamento per le loroattività originarie»; nel censimento del 1911 i sicilianiapparivano come «non-white», non bianchi (USA), o «semi-coloured»,semi-colorati (Australia); ci venivano affibiati epiteti come“carcamano” (Brasile – col senso di ladri), “dago” (USA –scuri di pelle in modo offensivo). Negli anni '20, infine, gli USAemanarono leggi per bloccare l'immigrazione.

Idati della presenza di discendenti di italiani nel mondo sono iseguenti: Venezuela, 4% pop.; Australia, 4% pop.; Canada, 4,5% pop.;Francia, 5% pop.; USA, 6% pop.; Svizzera, 8,5% pop.; Brasile, 14%pop.; Uruguay, 40% pop.; Argentina, 50% pop. Questo basta per dareagli italiani l'appellativo di “grandi migranti”.

Sonostato in viaggio in questi ultimi due mesi. Sono stato negli USA, inCanada ed a Londra. Ovunque mi girassi, un italiano in vacanza, uncognome italiano, un ristorante italiano. Lo sapete bene anche voi,siamo dappertutto: abbiamo invaso il mondo con le nostre LittleItaly; la nostra cultura, il nostro cibo e la nostra arte sono i piùconosciuti al mondo, e questo lo dobbiamo ai nostri antenati, che pernecessità scapparono via, portando con sé un pezzo di Italia.L'Inghilterra e l'America sono un crogiolo di sapori, di odori, diimmagini, di culture diverse.

Nel1971, 38 anni fa, il Canada fu il primo paese ad adottare ilmulticulturalismo, e questo perché al suo interno era presente unenorme numero di cittadini originari di Inghilterra, Francia,Germania ed Italia. [L'italiano, che è la terza lingua parlata inCanada, divenne addirittura “Patrimonio comune della Nazione”,N.d.A.] Il website del Canadian Heritage dichiara orgoglioso: «IlCanada affermò così il valore e la dignità di tutti i cittadiniindipendentemente dalle origini razziali o etniche, dalla lingua odalla religione».

Nel 2009, oggi, il nostro governo dichiara: «Non siamo e non saremo maiun paese multiculturale», ed emana leggi per rendere chiunque nonfaccia parte di una comunità (l'UE) un criminale a tutti glieffetti. Voglio fare un appello, non alle istituzioni, ma aicittadini, gli unici che possono bloccare questo scempio di ideali equesto voltafaccia a persone che, proprio come gli italiani di 130anni fa, hanno bisogno di cercare nuove fortune altrove. Quando noiabbiamo emigrato, ci hanno trattati male, ci hanno odiati edisprezzati. Vogliamo fare gli stessi errori degli Americani oppurevogliamo imparare dalla nostra stessa Storia? Vogliamo continuare apararci gli occhi e a credere nell'esistenza della diversità traitaliano ed extracomunitario, oppure vogliamo aprirli questibenedetti occhi e vedere che siamo tutti uguali? Tutti proviamo lagioia e il dolore, la felicità e la tristezza, non sono il coloredella pelle o di un passaporto a renderci diversi, non è il nomeMohammad piuttosto che Mario. Sta nell'aiuto reciproco, nel tenderela mano, nel non lasciar morire di fame l'altro, che un uomo sidistingue dall'altro, non dalla cultura, dalla lingua o dallaprovenienza. Apri gli occhi, Italia! Stai odiando ciò che tu stessasei stata in passato, la Grande Emigrante.

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