lunedì 31 agosto 2009

Il Piano A.K.A. supposizioni su Feltri e Boffo + Le 10 domande di Repubblica

Avete sentito dell'attacco di Vittorio Feltri - direttore de "Il Giornale" - e Gabriele Villa al direttore del quotidiano cattolico "Avvenire"?
Il 27 Agosto in prima pagina Il Giornale pubblica "Il supermoralista condannato per molestie" (Link), un articolo in cui Feltri riporta una presunta sentenza del Tribunale di Terni nei confronti del direttore di Avvenire Dino Boffo, in cui lo stesso è condannato a 6 mesi di reclusione - o 516 euro di ammenda - per molestie telefoniche ad una donna, sposata con l'uomo con cui Boffo - omosessuale - aveva una relazione. Per farla breve, Boffo voleva che la donna lasciasse il marito, e per convincerla la chiamava ripetutamente al telefono e la seguiva. Questa notizia ha uno scopo ben preciso: dimostrare che «premettendo che nulla abbiamo contro gli omosessuali; resta il fatto che il direttore dell’Avvenire nonha le carte in regola per lanciare anatemi furibondi contro altri peccatori, veri o presunti, e neanche per tirare le orecchie a Berlusconi» (da Il Giornale del 27 Agosto 2009, pg. 3 - Perché smascheriamo i moralisti). Una sorta di vendetta mediatica insomma. Checché se ne dica sulla violata privacy di Boffo, ci poniamo qualche interrogativo.
Il primo, com'è ovvio, riguarda la recente battaglia mediatica di Boffo contro Berlusconi. Infatti, come molti di voi sapranno, Il Giornale è edito dal gruppo Mondadori, di cui Berlusconi è il proprietario (tramite il fratello Paolo). Insomma, è Berlusconi che paga la stampa de Il Giornale. Non è forse che Berlusconi e Feltri si sono messi d'accordo (come succede, per esempio, con i canali Mediaset e giornali quali il Corriere della Sera) per screditare Boffo e Avvenire? Ricostruiamo la vicenda.
È l'estate del 2009 e Berlusconi è alla ricerca disperata di preferenze. È da poco esploso lo scandalo Puttanopoli, quello che lo vede protagonista di svariati festini nelle ville in Sardegna a cui sono presenti escort e fornitori (ovvero puttane e magnacci). La stampa estera e quella non in possesso di Berlusconi (la Repubblica, l'Espresso, etc.) non danno tregua al Premier, che teme di vedere un calo drastico delle preferenze. A tutto questo si aggiunge anche la Chiesa, capitanata dal quotidiano Avvenire e dal suo direttore Dino Boffo. Tutti noi siamo a conoscenza dell'enorme potere sulle decisioni che la Chiesa ha sul nostro Paese, volenti o nolenti. Se la Chiesa si rivoltasse a Berlusconi e i fedeli la seguissero, la fine del Premier sarebbe decretata. Come si risolve questa situazione? In che modo si creano dei dubbi alla popolazione cattolica? Screditando chi li informa, è ovvio. Utilizzare il Corriere forse è un po' troppo rischioso, ma Il Giornale, col suo nuovo direttore Vittorio Feltri, è perfetto. Boffo, macchiatosi di una colpa enorme, ovvero colpevole di lesa maestà nei confronti di sire Berlusconi I, ha tutte le carte in regola per essere condannato alla gogna (mediatica). Così Feltri scrive un po' qua e un po' là (pagine 1 e 3 del 27 Agosto) ed i lettori di Avvenire si chiedono: perché mai devo ascoltare un molestatore? E smettono di leggere. Viste le altre fonti di informazione italiane, in questo modo può essere anche che si scordino di Puttanopoli. Semplice no? Cosa ce lo fa pensare? 1) Il comportamento di Boffo nei confronti di Berlusconi (ovvero l'aperto schierarsi contro di lui); 2) Il fatto che si leggano i nomi dei Cardinali Ruini e Tettamanzi, più quello dell'arcivescovo di Firenze (Villa, p. 3); 3) Le parole «[Boffo è un] noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni» (sempre Villa, p. 3). 1) L'andare contro Berlusconi, secondo Feltri, giustificherebbe l'"occhio per occhio dente per dente"; 2) Se la notizia è tratta da un'informativa che accompagna un atto giudiziario, perché si citano 3 ecclesiastici che non servono a niente per lo svolgimento delle indagini? Probabilmente perché così i lettori di Avvenire si chiedono: com'è che, Ruini, Tettamanzi e l'arcovescovo lo sapevano e non hanno detto niente? e la Chiesa viene ulteriormente screditata; 3) La Polizia di Terni ha giurato di non schedare gli omosessuali. Infatti la Polizia non «attenziona per le frequentazioni» omosessuali, come invece riporta l'articolo.
La seconda è la terza motivazione ci portano a poter affermare che la notizia non è tratta da un'informativa giuridica (cfr. P.S.), quindi almeno una parte di essa è falsa. Questo vuol dire che - nonostante il reato di molestie Boffo l'abbia commesso veramente - questa notizia, peraltro vecchia di 5 anni, è stata usata contro Boffo deliberatamente e per i motivi sopra riportati (se leggete i due articoli de Il Giornale si vede come anche i due autori lo confermino tra le righe - anche se non dicono di agire per volontà di Berlusconi).
Cosa risponde Berlusconi? Che lui non ne sapeva niente e che si dissocia da Feltri. Ma in fondo, a noi non interessa. Infatti o è vero che non ne sapeva niente o è falso, oramai Boffo e Avvenire il "killeraggio mediatico" l'hanno subito. E che noi ce ne rendiamo conto o no, questo ha fatto sì che l'immagine del Premier ne abbia giovato. Se io dò una notizia e sono un molestatore, la mia credibilità viene irrimediabilmente intaccata. Ma se la notizia è comunque vera?


P.S.: Non per far venire dubbi ai lettori, ma sembra che l'informativa non venga dalla Procura di Terni, ma sia stata scritta dopo il processo. Sembra proprio che provenga da una lettera anonima spedita a molti cardinali italiani per spronarli ad eliminare Boffo dalla direzione di Avvenire. Infatti, per chi non sa come funziona il processo penale, dopo una querela un giudice chiamato gip (giudice per le indagini preliminari) indaga e decide se il processo si deve fare o se tutto deve essere archiviato. Il quotidiano di Feltri dichiara che la presunta nota informativa accompagna la richiesta di rinvio a giudizio [se il gip giudica che il processo si debba fare chiede il "rinvio a giudizio" dell'indagato]. Allora com'è che la stessa nota informativa, come si legge a pagina 3, contiene già la sentenza (con la condanna a pagare 516 euro di ammenda)? Se la nota accompagna il rinvio a giudizio, che avviene prima del processo (che in questo caso è sostituito da un patteggiamento), com'è che sa in anticipo in che modo la pena verrà patteggiata da Boffo e dalla signora, che invece viene deciso solo alla fine del patteggiamento?
P.P.S.: L'articolo de Il Giornale fa capire che esistono notizie sugli altri "moralisti" che vanno contro Berlusconi (giornalisti, cardinali, etc.) dalle parole "Cominciamo con Dino Boffo" (Feltri, p.1), facendo capire che queste notizie potrebbero essere usate da un momento all'altro. Sorge spontaneo un dubbio: è giusto che la stampa dia notizie in base al giovamento che ne trae il direttore del giornale?

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Stavolta sarò breve. Il 28 Agosto Berlusconi querela Repubblica (Link) per 10 domande che il quotidiano gli pone ogni giorno dal 26 giugno, a cui lui ovviamente non ha mai dato risposta, che sarebbero secondo lui retoriche e darebbero l'impressione di essere affermazioni e non domande, facendo credere così al lettore di leggere notizie e non interrogativi. Chiede 1 milione di euro di risarcimento.
Io non ci sto. In un Paese normale il Presidente del Consiglio, dopo più di 60 giorni, risponde alle domande, non le querela. Così, se vuole, querelerà anche me per 1 milione di euro. Le 10 domande di Repubblica le pongo anch'io:
1) Quando ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia? Quante volte ha avuto modo di incontrarla e dove? Ha frequentato e frequenta altre minorenni?
2) Qual è la ragione che l' ha costretta a non dire la verità per due mesi fornendo quattro versioni diverse per la conoscenza di Noemi?
3) Non trova grave che lei abbia ricompensato con candidature e promesse di responsabilità le ragazze che la chiamano "papi"?
4) Lei si è intrattenuto con una prostituta la notte del 4 novembre 2008 e sono decine le "squillo" secondo le indagini, condotte nelle sue residenze. Sapeva fossero prostitute?
5) E' capitato che "voli di Stato", senza la sua presenza a bordo, abbiano condotto nelle sue residenze le ospiti delle sue festicciole?
6) Può dirsi certo che le sue frequentazioni non abbiano compromesso gli affari di Stato? Può rassicurare il Paese che nessuna donna, sua ospite, abbia oggi in mano armi di ricatto?
7) Le sue condotte sono in contraddizione con le sue politiche: lei oggi potrebbe ancora partecipare al Family Day o firmare una legge che punisce il cliente di una prostituta?
8) Lei ritiene di potersi ancora candidare alla presidenza della Repubblica? E, se lo esclude, ritiene di poter adempiere alla funzione di presidente del Consiglio?
9) Lei ha parlato di un "progetto eversivo" che la minaccia. Può garantire di non aver usato né di voler usare intelligence e polizie contro testimoni, magistrati, giornalisti?
10) Alla luce di quanto è emerso in questi due mesi, quali sono, signor presidente, le sue condizioni di salute?

ARRESTATEMI,
firmato, Giorgio Comitini
via S. Tomaselli 1
Catania

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