giovedì 31 dicembre 2009

Manifesto

A futura memoria.

Introduzione: come sono arrivato a ciò che sto per dire.

È un po di tempo che rifletto sul nostro Paese.
Da molti anni ormai, ho aperto gli occhi dal Berlusconesimo, e ho cominciato a cercare.
Inizialmente, cercai alternative. Poi, cercai risposte.
Sapevo troppo poco su ciò che accadeva attorno a me, e cosi cominciai a informarmi. Cominciai ad interessarmi agli eventi di attualità; conobbi i protagonisti della nostra situazione attuale.
Li studiai, li catalogai, li capii. Un anno e mezzo fa, per la prima volta mi volsi indietro.
L'input mi venne dal libro di Travaglio, Promemoria, che mi interessò agli ultimi 15 anni della nostra Storia.
Studiai anch'essi; conobbi tangentopoli, le stragi, l'avvento di Berlusconi in politica e le incredibili mancanze di una sinistra fin troppo complice. Ciò che vedevo, ciò che leggevo, mi colpiva, mi lasciava straniato.
Non capivo certi comportamenti; non capivo il mio popolo, perciò non potevo capire i miei politici.
Quest'estate ho avuto modo di studiare meglio il fenomeno mafioso, sempre relativamente agli ultimi 20 anni circa. L'ho indagato e ne ho scorto i legami con la nuova politica, percependone vagamente i patti con quella precedente. Ritenevo tangentopoli un evento chiave della nostra storia. Mi sbagliavo.
A Pisa ebbi modo di comprendere meglio la prima delle due ragioni che sottendono a Mani Pulite: la concomitanza, fino a quel momento da me sottovalutata, tra Crollo del Muro di Berlino e Tangentopoli.
Ma il quadro restava ancora incompleto. Lo sentivo dentro di me, sentivo sfuggire qualcosa.
Infine arrivò la svolta. Per capire meglio su cosa incentrare la mia tesina, lessi un libro "autobiografia di una repubblica", di Guido Crainz. Strano a dirsi, avevo con me quel libro sin dal 6 ottobre, uno dei regali di compleanno di mio fratello corrado, botto, ele e mati. Per 3 mesi avevo accanto a me la chiave di tutto, e non l'ho usata. Forse non ero ancora pronto.
Ad ogni modo, quel libro mi ha aperto gli occhi: è stata la mia chiave di volta.
Era l'ultimo tassello mancante a questo primo puzzle.
Il tassello che mi ha permesso di ricostruire il puzzle del nostro Paese dal 1945 ad oggi.
Vedete, ho sempre pensato che il Berlusconesimo fosse il nemico più importante da combattere.
Solo ora mi rendo invece conto, che esso non è altro che il naturale svolgimento delle cose.
La manifestazione di qualcosa presente in noi, in ciascuno di noi, sin dalla fondazione della Repubblica.
Tanti errori sono stati commessi: ma quelli iniziali sono sempre i peggiori. Hanno compromesso tutta la Nazione, poichè non ne hanno mai gettato le fondamenta.

Una prima riflessione: il resto prenderà forma nel corso di questi mesi e formerà il mio percorso d'esami.

Nel 1945, finito il Fascismo, l'Italia non era una tabula rasa. Conservava in se l'odio per la politica, l'insofferenza verso le regole, le logiche di tipo clientelare riservate ai fascisti,la volontà di essere lasciati in pace.Tutte cose che furono ignorate! I nostri Padri fondatori avevano iniziato un progetto di mea culpa, un progetto di rinnovamento e di espiazione per il nostro paese. E invece tutto questo fu tralasciato! Gli Italiani si auto-assolsero dal fascismo. Lo ritennero una responsabilità non loro, un'eredità ininfluente ormai passata; e con esso, si dimenticarono della Resistenza, rifiutata perchè da sempre considerata appannaggio della Sinistra, dunque dei comunisti, dunque dei "nemici". L'inevitabile benessere che gli aiuti americani portavano al nostro Paese negli anni 50, contribuì a spazzare via ogni residuo di un esame di coscienza mai affrontato, e semplicemente si procedette oltre.
Le istituzioni fasciste furono in gran parte mantenute; il pensiero della gente rimase lo stesso, e anzi andò inasprendosi. L'ondata di benessere non fu governata, e cosi gli Italiani crebbero in modo disordinato, l'uno sull'altro. Si poteva fare qualcosa per canalizzare tutti quei soldi, per indirizzarli alla risoluzione di punti nodali della nostra economia, ma non fu fatto. Tutto fu semplicemente sprecato in un benessere finto, nel mito delle "ferie", mentre la classe politica legava a doppio filo se stessa con la realtà esistente. Via loro, via tutto. In quel periodo salirono al governo i socialisti, e sprecarono clamorosamente l'occasione di innovare il paese, di salvarlo. Cosi le voci latenti esplosero di insoddisfazione.
Nuove voci desideravano un rinnovamento, una politica più onesta e meno onnipresente, e sopratutto responsabile. Non furono ascoltate. Furono represse, e fecero le scelte sbagliate. Incredibili energie giovanili furono disperse nel ripetere la "Dottrina", marxista o anarchica, e quel serbatoio incredibile non produsse nulla di nuovo. Contemporaneamente, la formazione del Compromesso Storico mise fine all'ascesa e alla crediblità del Partito Comunista Italiano. E qui mi soffermo un'attimo, perchè il compromesso storico segnò la morte dell'ultimo difensore della Costituzione e delle regole in Italia.
Sembra strano a dirsi, ma furono sempre i comunisti italiani, dal 45 al 69, a battersi per il rispetto della nostra costituzione, a scandire le critiche più forti alla corruzione sempre crescente nella Dc e nei Socialisti (a partire dagli anni 60 per i socialisti). I Comunisti rappresentavano l'unica voce fuori dal coro, in quanto tagliata fuori dal meccanismo di corruzione dalla cosidetta "Conventio ad escludendum" che gli USA avevano ordinato sin dal 1945. Enrico Berlinguer, l'ultimo comunista d'Italia probabilmente, prese la strada del Compromesso Storico in quanto non vedeva altre vie per provare a cambiare le linee di governo. La Storia gli diede torto, e lui ebbe modo di pentirsene amaramente. Gli elettori del PCI iniziarono allora ad abbandonarlo inesorabilmente, fino a provocarne la scomparsa negli anni 90 circa, e il comune sentimento di insoddisfazione verso la politica da colletivo divenne individuale.
Entriamo cosi negli anni di Piombo, in cui tutti coloro che sono stati delusi dal PCI, che non hanno più fiducia in esso, decidono di farsi sentire da soli. Chi con il suicidio, chi con la rassegnazione, chi con la violenza; nascono le BR, il cui culmine viene raggiunto nel 1978, con l'assassinio di Aldo Moro.
È li che si celebrano i funerali della repubblica, in cui infine tutto finisce.
Dal 1978 cominciano i lunghi anni 80, anni che conobbero un "nuovo" benessere, ancora più terribile di quello degli anni 50, poichè segnarano una svolta. Negli anni 80 gli Italiani perdono definitivamente il senso dell'appartenenza, e la politica diventa una cosa lontana. Perchè negli anni 60 e 70, c'era stata una qualche forma di impegno. Negli anni 60, l'interesse per la vita del Paese era espresso con le proteste, con i movimenti. Negli anni 70, seppur in modo sbagliato, con la violenza e l'indignazione.
Ma negli anni 80 non c'è traccia di partecipazione politica di massa. C'è solo uno sfrenato individualismo, che riporta alla luce le arretratezze degli anni 50 e gli interessi di classe. L'Italiano infine manifesta la sua parte più profonda, emersa solo a tratti nel ventennio precedente, creatasi nel ventennio fascista, ed ora finalmente espressa alla sua massima potenza. Ognuno pensa per se, o nel migliore dei casi per il suo gruppo. Il massimo dell'individualismo con il massimo della protezione. È il trionfo delle logiche clientelari, terreno fertile per DC e PSI: si sviluppa un sistema di concessioni reciproche fra classe dirigente e ceti più forti, in un crescendo di scambi che peseranno come macigni sulla collettività (con l'inflazione nel presente, con il debito pubblico nel futuro). In questa società senza regole trionfano egoismi collettivi e lotte selvaggie, in un sistema che premia i furbi, coloro che imbrogliano, e non è un caso che sono proprio gli anni 80 che vedono l'irrobustirsi della Camorra (grazie ai fondi per il terremoto dell'Irpinia), e il diffondersi delle mafie al Nord, nonchè la guerra di mafia in Sicilia. È l'assalto allo stato, realizzato da partiti e da ceti sociali, nella concretizzazione dell'idea che i poteri pubblici siano strumenti per l'ascesa personale, piuttosto che per la realizzazione di regole collettive, in funzione del benessere di tutti e non di se stessi. Una società che si sente non governata finisce per esprimere al proprio interno una specie di dislocazione selvaggia, particolaristica, furbastra e conflittuale dei poteri e delle decisioni, in cui tutto c'è tranne moralità collettiva, coscienza civile, senso delle istituzioni, rispetto delle regole del gioco statuale. Come si vede il calo di interesse da parte delle masse, e sopratutto l'assenza morale del PCI hanno giocato un ruolo chiave nella degradazione della nostra società; la fine del comunismo italiano è stata la nostra rovina. Senza di esso, il campo era libero e le illegalità furono elevate a sistema, in un crescendo generale di scandali anche giudiziari, e, cosa ancor più grave, nella totale indifferenza dell'opinione pubblica. Di fronte alla mancanza di un controllo, i politici sopravvissero grazie al sistematico ricorso all'immunità, e nulla pareva poter porre fine a questo modus vivendi.
In quest'ottica allora non si può comprendere perchè Tangentopoli ebbe un'influenza cosi vasta, quantomeno a livello di indignazione, visto che essenzialmente le indagini rivelavano tangenti, non proprio un fatto nuovo agli occhi del Paese. La rottura del sistema proviene dalle pressioni giunte dall'esterno. Il progressivo formarsi dell'Unione Europea, e la sua definizione di regole collettive, specie in campo economico, fu la rovina dei corrotti. "Obbligati" dall'esterno a fissare regole, a contenere debito pubblico ed evasione fiscale, dovettero cessare tutti i privilegi alle classi che li avevano cosi generosamente finanziato. Ed è perciò evidente come la cessazione dei privilegi, unita alla storica insofferenza verso le regole, abbia portato gli Italiani a ribellarsi ai suoi politici. Unendo questa ragione pratica a quella ideologica, la "fine" del pericolo comunista,tutte le mancanze perdonate nel corso degli anni 80 confluirono in Tangentopoli, con una violenza incredibile, in cui si fecero sentire anche i mafiosi di Cosa Nostra. Mi da una grande amarezza constatare come l'agitazione di quegli anni non era dovuta (come idealisticamente pensavo) al rifiuto della corruzione, quanto più invece al rifiuto delle nuove regole che la fine della corruzione stava portando. In sostanza, gli Italiani volevano riprendere le logiche clientelari, per ripristinare determinati privilegi di ceto e tornare a chiudere gli occhi di fronte alla corruzione, di cui essi sono a tutti gli effetti complici e beneficiari. Per questo la grande vittoria di Berlusconi alle elezioni del 94 si speiga facilmente: egli prometteva un nuovo "miracolo italiano", in sostanza stava dicendo a chi di dovere: "vi riporterò alle condizioni degli anni 80, anzi vedrete che farò ancora meglio". La promessa di una imminente rinascita permise agli Italiani di auto-assolversi da Tangentopoli,e di concentrarsi sul dopo, come se il prima non fosse mai esistito.
È già la terza volta che gli Italiani si auto-assolvono dai problemi, abbagliati dal benessere momentaneo e finendo sempre dalla padella alla brace. Riepiloghiamole: nel 45, con l'autoassoluzione dal fascismo e il benessere degli anni 50. Negli anni 80, con l'autoassoluzione dalle mancate risposte alle mobilitazioni studentesche, e sopratutto dalla violenza degli anni di piombo, sempre abbagliati dalla possibilità di tornare a una normalità sicura, protesa verso il perseguimento del proprio interesse; e negli anni 90, all'imperversare di Tangentopoli, con la speranza di uscire da quei giorni bui pieni di regole fiscali ed economiche, in attesa di un nuovo benessere che purtroppo non tardò ad arrivare.
Abbagliati ancora una volta, gli Italiani credettero a Berlusconi, che sostanzialmente gli offriva quanto essi desideravano: "un'attegiamento di governo, in buona sostanza, che guardasse con indulgenza sottaciuta all'indole dei cittadini. Alle loro diffidenze verso la dimensione pubblica, agli egoismi di corporazione, alle elusioni fiscali; all'irritazione provocata dal rigorismo e dagli eccessi normativi, ai disturbi somatici generati dall'intrusività dei legislatori, all'invidia per la capacità altrui di sottrarsi all'imperio delle regole." (cit Edmondo Berselli)
Il governo Berlusconi però, spaccato all'interno, durò poco, e ancora una volta, come negli anni 60, si presentò alla Sinistra l'occasione di risscattarsi, di portare il Paese dalla propria parte.
E ancora una volta la Sinistra fallì. È vero che "il primo governo Prodi ci appare oggi il governo migliore fra quelli seguiti al 1994, sopratutto per lo <> di rimettere definitivamente ordine nei conti pubblici e di consentire un ingresso in Europa su cui pochi avrebbero scommesso."
(e qui si capisce perchè Berlusconi non voleva entrare nell'UE: il distacco da essa infatti avrebbe eliminato quella spinta esterna a formare e a rispettare regole che aveva abbattuto i socialisti e i democristiani corrotti, ripristinando la situazione degli anni 80, quella della corruzione senza regole e controllori, ndr) Riprende ancora Guido Crainz: "Mancò (il governo prodi, ndr) in un compito decisivo: delineare o perlomeno abbozzare possibili inversioni di tendenza su differenti terreni (l'economia, l'equità sociale, le modalità stesse della politica); indicare e praticare, anche, regole e forme di etica pubblica, a partire dalla trasparenza e dal primato delle nomine. Nulla di tutto questo fu fatto, e neppure tentato. In assenza di novità reali parvero dunque prevalenti gli elementi di continuità con il passato, e meno tollerabili i sacrifici necessari per ridurre il debito pubblico: per fare i conti cioè con l'eredità più pesante degli anni ottanta."
L'assenza di un profilo convincente indebolisce il governo e lo espone alle dissociazioni di Rifondazione Comunista, che gli toglie la fiducia nel 1998. L'Ulivo sceglie di non andare alle urne ma di allearsi a un raggruppamento che raccoglie alcuni esponenti di una vecchissima politica.
Difficile stupirsi allora della vittoria di Sivlio Berlusconi alle elezioni del 2001, grazie a promesse ancor più allettanti, ripetendo in buona sostanza il copione del 1994, e peggiorando sempre di più le modalità di campagna elettorale e di azione di governo. Questa volta governerà 5 anni, 5 anni di "sorprese e paradossi", in cui la destra inasprirà sempre di più il suo dizionario politico, con gli usi da noi ben conosciuti, e divenuti ormai consueti nelle pratiche del "partito dell'amore".
Cinque anni in cui l'opposizione prova a risvegliarsi, con i girotondi promossi da Nanni Moretti, e con le battaglie per lo statuto dei lavoratori, e le manifestazioni per la pace. A ciò corrisponde l'indebolirsi del governo, culiminante nell'estromissione di Giulio Tremonti da ministro dell'economia e dal declino del "Polo delle Libertà". La partecipazione democratica sembra risorgere, e migliaia di persone partecipano alle Primarie dell'Ulivo, consacrando come leader Romano Prodi. Ma ancora una volta le debolezze del centro sinistra permanevano, nella mancaza di una visione d'insieme, nell'accozzaglia di partiti troppo diversi e contraddittori fra di loro; ciò nonostante esso vinse le elezioni, sfaladando ancora di più la sua credibilità e il suo consenso. Ancora una volta l'interesse non è quello di innovare ma, come nel 69 e nel 98, prevalgono sempre i legami con la vecchia politica, conducendo anch'essa al fallimento totale e alla delusione dei suoi pur speranzosi elettori. Cade cosi il governo e si ritorna di nuovo con Berlusconi al potere, in base ad una maggioranza ottenuta a caldo, con la cocente disillusione nei sostenitori dell'Ulivo, poi scioltosi. Vengono allora alla mente gli inviti di Pier Paolo Pasolini, che trentacinque anni fa, nelle "Lettere Luterane", invitava a leggere insieme la degenerazione del Palazzo e la mutazione antropologica del paese; e a colpire e a ferire non è tanto la <>, di cui parla Roberto Saviano, quanto più l'assoluta inefficacia che hanno persino gli atti di accusa più documentati.
Ecco in sintesi, in estrema sintesi, ciò che sta alla base dei giorni presenti.
Ecco perchè non mi stupisco quando destra e sinistra insieme concordano nel celebrare il decennale di Bettino Craxi intitolandogli una via, e il popolo tace, indifferente.
Ecco perchè Berlusconi o non Berlusconi, gli Italiani hanno bisogno di identità.
Non serve un grande partito d'opposizione, come suggerisce Paolo Flores D'Arcais dalle colonne de "Il Fatto quotidiano", nè sarà utile in questo senso l'apporto che si appresta a dare il Popolo Viola.
Ciò che serve al Paese è ammettere le sue colpe, tutte le sue colpe, e dopo aver fatto un esame di coscienza reale, profondo, ciò che serve è ricostruire una nuova identità.
Un'identità basata non più sul rifiuto delle regole e delle logiche clientelari, non più ostile alla politica o complice di essa; un'identità di italiani che abbia come desiderio il raggiungimento del bene comune.
(per chi fosse interessato sono disponibile a spiegare come e perchè agire per il bene comune porti un maggior benessere individuale rispetto a quello che si otterrebbe agendo solo per il proprio benessere individuale)
Soltanto ammettenndo i propri errori si potranno trovare dei punti in comune a tutti gli Italiani, e da essi partire per costruire una nuova unità nazionale. Altrimenti sprofonderemo sempre di più, in una lunga discesa verso l'oblio, verso lo smembramento dello Stato, iniziato negli anni 50, e finora mai arrestato.
Solo cosi potremo salvare il nostro Paese.
Grazie per la lettura,
Antonino Salmeri.

venerdì 16 ottobre 2009

4a puntata - Un enorme punto interrogativo

Ho sempre avuto nella mia mente un'immagine specifica della donna. Non sto parlando dell'aspetto fisico. Solo di un'immagine. Come un odore, un sapore, un suono. Fievole. Quando penso “donna” immagino una creatura alta e bionda. Non è una ragazza, non è giovane. Ma non è nemmeno troppo grande. Ha solo qualche ruga sul viso. Rughe che non respingono l'occhio, semmai lo attraggono. La immagino vestita in una veste bianca, come quelle dell'antica Grecia. La immagino danzare un ballo che non ho mai immaginato. La immagino danzare su una musica che non ho mai immaginato. So che danza, però. Con le braccia in cielo. Ed il vento tra i capelli e tra le pieghe della veste. E mi dà un senso di sicurezza. E di potenza. Ed allo stesso tempo è una madre, che accudisce e protegge il suo bambino. Come Gaia, la Madre Terra, che è creatrice e nutrice, protettrice e ausiliatrice. La donna, ultimo frutto del Creato. E, proprio perché ultimo, quello perfetto.
***
Nel frattempo crescevo come un bambino provetto, ligio ai miei doveri scolastici. Ottimi voti. Ottimi amici. Ottimo tutto, insomma. Crescevo sempre e sempre più curioso.
Ricordo ancora discorsi lunghissimi fatti con mio padre, a letto, prima di andare a dormire. Qualsiasi argomento era l'argomento. Spesso cose troppo difficili per bambini della mia età. Ricordo di aver cominciato le medie con una voglia incredibile di imparare cosa fosse la radice quadrata. Ma facciamo qualche passo indietro.
Ho sempre avuto una mente scientifica. O almeno, me lo sono sentito dire così tante volte che alla fine ci ho creduto. Che sia vero o meno non saprei ancora dirlo. È una delle cose che non ho ancora capito. È vero, ho sempre avuto, e continuo ad avere, ottimi voti nelle materie scientifiche. Ma ad un certo punto della tua vita devi lasciar perdere la tua testa e dar voce al tuo cuore.
***
A volte seguire quello che ti dice la testa è come disegnare un enorme punto interrogativo nel libro che descrive la tua vita, le tue emozioni ed i tuoi sentimenti. Un enorme e permanente punto interrogativo. E quando avrai settant'anni, rileggendo le pagine della tua vita, guarderai quel punto interrogativo, e ti chiederai in che modo la tua storia sarebbe cambiata se non avessi disegnato quel simbolo rosso che oggi è inciso permanentemente sulla tua pelle. E sarà solo un peso che dovrai sopportare finché qualcuno scriverà la parola «Fine» nell'ultima pagina del libro che è stato al tuo fianco fin da quando due amanti decisero di unire le loro anime in un eterno atto d'amore.

Resurrezione

Ma sarà mica vero che la sinistra, dopo tutto quello che sta succedendo, incucia ancora con Berlusconi? Sarà mica vero che di fronte all'ennesima occasione di buttarlo giu dal cavallo (regalatogli da Magano e dai suoi amichetti) la sinistra decida invece di resuscitarlo di nuovo??
A quanto pare si. Proprio ieri, 15 ottobre 2009, Massimone D'Alema e il Ducetto di Arcore si sono incontrati per discutere del "futuro del paese".
Il caro massimo infatti assicura: "Sono qui, perché sulle cose importanti che riguardano il futuro del Paese, io ci sono."
Sulle cose importanti che riguardano il futuro del Paese, lui c'è, cosa credevate??
Non sarà mica che il caro d'alemuccio, vedendo il premier isolato completamente dai suoi due alleati politici, decida di entrare nelle sue grazie per magari sostituire "l'amico fini", magari accompagnato da Pierferdinando casini, che prenderebbe cosi il posto "dell'amico bossi"?
Eppure dovrebbero averlo capito come agisce la mantide berluscosa, che prima tromba con le sue prede, e poi le uccide. E infatti fra lui e d'alema i preliminari sono quasi finiti: "Ci vorrebbero più occasioni di trovarsi insieme nell'interesse del paese. Io lo dico sempre." Also spratch Berlusconi: lui "lo dice sempre".
Ah Massimò! Ma te vuoi sveglià?? Nun l'hai ancora capito che quello ogni volta che può te la mette ner culo??
Evidentemente due sono le cose: o accetta di farsela mettere nel culo sperando poi di tirarne fuori un'alleanza politica che gli dia finalmente un po di peso (visto che il PD l'ha scaricato, di nuovo) oppure non ha altra scelta.
Mi soffermo su queso fatto e mi chiedo: possibile mai che d'alema, di fronte alle recenti notizie sulla mafia, di fronte alla bocciatura del lodo alfano, di fronte al progressivo isolamento di Al tappone ad opera dei suoi due alleati, sia veramente cosi meschino da allearsi con la figura più negativa e oscura di tutta la storia politica italiana, per salvare la poltrona di entrambi??? E se invece cosi non è, se d'alema è costretto a dare man forte a Silvio ogni volta che questi viene scaricato dai suoi alleati, cosa lo obbliga ad agire cosi? Cosa nasconde d'alema che invece Berlusconi sa?? Qual'è questo segreto cosi potente e cosi oscuro da tenere in scacco perenne d'alema, da costringerlo ad abbandonare la politica mesi fa e a tornare in campo appositamente per sostenere Berlusconi, ora più solo che mai??
Mistero della fede. Ma in entrambi casi (meschinità politica o ingente ricatto) Massimone non ci fa una bella figura, anzi, risulta essere sempre di più il prodotto perfetto di una sinistra molto più che fallimentare, direi quasi fallimentosa.
Il nodo centrale però è un altro: infatti, finchè d'alema inciucia con berlusconi privatamente, è un conto; ma se l'inciucio dovesse divenire EFFETTIVAMENTE elettorale, se dovesse essere messo in atto in PARLAMENTO, la cosa sarebbe allora piuttosto grave. Ancora una volta abbiamo la possibilità di liberarci dello psiconano una volta per tutte, magari spedendolo in galera per corruzione prima e per mafia poi, e ancora una volta il pronto intervento dalemiano arriva a guastarci la festa.
E se poi, aggiuntosi Casini, si verrà a formare un PierDalemando, allora si salvi chi può. Possibilmente prima le donne e i bambini, pardon, i nani pelati.

mercoledì 14 ottobre 2009

3a puntata - I tasti della mia vita

Da quando quell'esigenza di nuova vita ha iniziato a farsi spazio nella mia mente, vivo la mia vita come una sinfonia di mille strumenti. Nonostante tutto, sono il pianoforte solista. Muovo le dita veloci su un lungo piano nero a coda. Sono solo in un immenso prato verde, al tramonto. Il suono degli altri strumenti canta intorno a me. Non so da dove viene, ma una cosa è certa. Non sono con me sul prato. L'immensa distesa è la mia anima, il tramonto eterno è il mio eterno senso di inquietudine. A volte sbaglio questa o quella nota. A volte non sono io a sbagliare. Ma, se non si sbagliasse, dove sarebbe il bello? In fondo in fondo, è questo il bello di suonare di fronte al mondo.
***
Mi ricordo ancora la volta in cui imparai i miei primi accordi. Do, La minore, Re minore, Sol settima. Do, La minore, Re minore, Sol settima. Do, La minore, Re minore, Sol settima. Ripetuti all'infinito. È stato un amico di mia nonna, su quello stesso pianoforte, ad insegnarmeli. E li ho suonati a lungo, quasi aspettandomi che ad un certo punto avrebbero suonato diversamente. Ma in fondo lo sapevo che il suono sarebbe stato sempre quello. Do, La minore, Re minore, Sol settima. E questo mi bastava. Quelli erano i miei accordi. E, nonostante mi fossero stati insegnati, sapevo che in un modo o nell'altro venivano dalla mia anima. Da quel momento non posso guardare un pianoforte senza suonarlo. Non sono bravo. Conosco solo una manciata di pezzi. O forse sì, sono bravo. Perché quella manciata di pezzi, perché porre le dita sui tasti bianchi e neri di un pianoforte, perché chiudere gli occhi e sbagliare una nota, immaginando di trovarmi su un prato immenso, alle luci del tramonto, è in fondo l'essenza della mia vita.
***
Muovo lentamente le dita. Accarezzo i tasti della mia vita. Il dito mi scivola. Ta. Un fievole suono abbandona il mondo della realtà e si diffonde nella mia anima. Ho gli arti congelati, eppure quella nota mi riscalda, ed abbandona me a me stesso. Mi lascia solo e vuoto. Quella domanda fa capolino. Non è vero, non fa capolino. È stata sempre lì, presente. Nascosta sotto una coltre di nubi.

***
Nonostante già da piccolo mi fossi innamorato di un pianoforte, con l'andare degli anni, decisi di imparare a suonare la chitarra. Avevo nove anni. Mi ricordo che pensai che sarei potuto entrare in un gruppo, e in quel modo avrei fatto attirato a me un sacco di ragazze. Le ragazze. Spesso, soprattutto nella mia infanzia, sono state un problema. La mia riservatezza non mi ha mai permesso di riuscire ad avere un'amica femmina. Forse perché vengo da una famiglia in cui, almeno a quei tempi, non esistevano per me esempi notevoli di amicizia uomo-donna. E per le continue pressioni di mio padre che, scherzosamente, mi chiedeva ogni giorno: «Quannu ta fai 'a zita?» Ma io non capivo lo scherzo. E mi arrabbiavo. Cazzo quanto mi arrabbiavo. Per questo motivo, ogni simpatia o amicizia diveniva inevitabilmente amore, quell'amore che solo i bambini di una certa età possono provare. Quel tipo di amore infantile che ti permette di continuare ad amare nonostante tu non sia ricambiato. E non lo dico solo per farvi capire di che tipo di amore si tratta. A me è successo veramente. Due volte. E, ogni volta, per svariati anni di fila. Direi all'incirca tre-quattro anni più altri due-tre. Circa sei anni della mia vita passati a guardare una ragazza da lontano, sapendo di non poterla avere. Ma sperando incessantemente che questo potesse avvenire. Tuttavia, se dicessi che ci stavo male, direi una cazzata. È vero, faceva male vederle confidarsi con me come con un amico fidato. Essere uno di quelli che «per me sarai sempre un amico». Sempre e solo un amico. Ma in fondo, lo riconosco, provavo un certo piacere nel crogiolarmi nel mio eterno dolore. Non facevo la vittima per far vedere che ero trattato male. Facevo la vittima per dimostrare a me stesso che ero trattato male. Eppure non lo ero. Mi trattavo male con le mie stesse mani. Ma non potevo rendermene conto. Avrei potuto smettere di rimpiangermi in ogni momento, ma non lo feci mai. E continuo a non farlo anche adesso. Mi crogiolo nel dolore. Per altre ragioni, è ovvio. Quando si presenta l'occasione.
Io credo che in fondo ognuno di noi tragga un certo piacere dal piangersi addosso. Credo che quando proviamo dolore non fisico, allo stesso tempo proviamo un certo grado di soddisfazione. Perché quando soffriamo, generalmente, non è per colpa nostra. E questo ci dà un senso di benessere. Sapere di non aver torto ci dà un senso di benessere.

martedì 13 ottobre 2009

2a puntata - Un cammino eterno di ricerca

O forse sì? Forse sarà un racconto di sabbia e di pietre, di polvere e di acqua, di aria e di fuoco. Forse lo sarà. Poiché come ogni uomo ed ogni pietra è una storia, ogni storia è indivisibilmente collegata ad un'altra storia.
Non voglio pensare me stesso come ad un libro che tratta di una persona sola. Il mio libro è scritto su carta, e in fondo tutti di carta siamo stati fatti. Esistono diversi tipi di carta, è vero. Ma deriviamo tutti dallo stesso albero.
Oggi vi racconterò la mia storia. Una storia di cambiamento. Un cammino eterno di ricerca. Cerco la chiave universale per decifrare tutte le grafie dei libri di questo mondo. Sto cercando il modo per capire il perché dell'esistenza di questi libri. Sto cercando un modo per capire. Lo sto cercando perché mi trovo di fronte ad una pagina bianca. E nel libro della mia vita non so più cosa scrivere. Così scrivo queste parole, con una grafia che nemmeno io riesco bene a decifrare.
***
Mare. Un'onda s'infrange sugli scogli. Lo sguardo sperduto nell'infinito. Notte. Tre stelle, mi tengono compagnia. Lo sguardo perso nell'infinito. Un battito. Il vento. Una carezza sul viso. Un rifugio. Ci sono. Ma non so chi sono. Un rifugio senza tetto.
***
Sono nato in una città di 300 mila abitanti. Da piccolo mi hanno iscritto ad una scuola, e da quel momento non ho messo piede in un'altra scuola. Sono cresciuto circondato ma mille attenzioni, da mille persone che mi volevano bene, da mille opportunità. Sono cresciuto in una famiglia benestante, e, nonostante lo abbia fatto più volte, non mi sono mai potuto lamentare di niente. Ho avuto una bella infanzia, e una stupenda adolescenza. Ma un giorno mi sono svegliato, e ho capito che quello che facevo non mi bastava più. E non sapevo più chi ero. Raccolgo le mie memorie ed i miei pensieri e faccio un salto indietro.
Sono nato nel *** del 199*. Lo so, ho parlato della mia adolescenza come se fosse già finita. Ma non giudicate senza aver prima letto. Per quanto io ne sappia, la mia adolescenza è finita con quella domanda, che bussa alle porte della mia anima ogniqualvolta la mia mente sia libera dai pensieri.
***
Nostalgia di tempi passati. Emozioni che, purtroppo, non provo più. A volte mi sento svuotato. E se per alcuni può essere normale, per me, che poco tempo fa sono stato così pieno, è una tortura.
***
Mia madre e mio padre sono sempre stati dei gran lavoratori, e quando erano più giovani anche dei grandi viaggiatori. Accadeva spesso, così, di ritrovarmi con la nonna. Ebbe così inizio una lunga serie di visite al negozio dei nonni, durata fino a ieri. Le persone crescono, e i luoghi invecchiano con loro. Solo che i luoghi non cambiano mai nella loro essenza. Le persone sì.
E poi c'era la casa dei nonni. Una casa che, per un bambino di pochi mesi, è un regno fantastico in cui poter fare mille scoperte. Agli occhi di un bimbo ogni elemento di una casa, di un oggetto e perché no, persino di una persona, è una novità. Un qualcosa di talmente curioso, che rende doveroso il fatto di esplorarlo finanche con le labbra. Ed è lì che lo conobbi. Il pianoforte. Quel pianoforte a coda color legno scuro che ancora oggi è per me un'irresistibile tentazione.

lunedì 12 ottobre 2009

1a puntata - Tutti hanno una storia da raccontare (di Anonimo)

Tutti hanno una storia. Chi brutta, chi bella. Chi lunga, chi breve. Chi strappalacrime, chi allegra.
Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha avuto qualcosa da raccontare. Ognuno di noi, almeno una volta al giorno, ha provato un'emozione da raccontare. Non importa a chi, non importa come.
O forse sì. Forse sì, perché non è facile raccontare un'emozione. E perché non è facile trovare qualcuno a cui raccontarla.
Oggi vi racconterò la mia storia. Non vi aspettate chissà che cosa. In fondo è solo un diario di emozioni, pensieri e sentimenti. Oppure sì, aspettatevi una grande storia. Poiché ogni storia che parli di emozioni, pensieri e sentimenti è degna di essere raccontata, ma soprattutto letta. In fondo noi questo siamo, libri. Alcune pagine sono già piene, altre sono ancora da scrivere. Alcuni di noi sono libri aperti, offerti alla lettura di tutti. Altri sono libri chiusi, che si prestano alla lettura di pochi prescelti. O forse no. Forse siamo noi che li scegliamo.
Le pagine di alcuni di noi sono più oscure, la scrittura è poco chiara. La storia di questi è poco leggibile, anche per coloro che l'hanno scritta. Chi scrive questo tipo di storie si ritrova a vagare senza meta su questo mondo, cercando a sua volta di decifrare le scritture degli altri libri.
Non solo gli uomini sono libri. Ogni cosa è un libro. Ogni cosa è una storia. Ogni animale, ogni albero, ogni pietra, ogni granello di sabbia è una storia. Sì, proprio così. Anche la sabbia e le pietre. Anche l'acqua e aria. Soprattutto l'acqua e l'aria, la sabbia e le pietre. Non siamo polvere, ma polvere torneremo. E in quella polvere sopravviveremo per sempre. E quella polvere non sarà solo la nostra storia. Quella polvere che una volta era stato il nostro corpo vedrà i mari e i monti, i venti e le stagioni. Vedrà il fuoco e vedrà altra polvere. Vedrà l'acqua e vedrà altre pietre.
Ma questo non sarà un racconto di sabbia e di pietre, di polvere e di acqua, di aria e di fuoco.

PS: Con questo scritto si inaugura la sezione culturale del blog

mercoledì 7 ottobre 2009

Bettino nostro che sei nei cieli

"Bettino nostro, che sei nei cieli, sia pluripremiato il tuo nome, venga il tuo Silvio, sia fatta la sua illegalità, come al Sud cosi al Nord, dacci oggi il nostro Lodo quotidiano, e rimetti a noi i nostri illeciti, come noi li condoniamo ai nostri evasori, e non ci indurre in Cassazione, ma liberaci dalla Corte Costituzionale, amen."
Con queste parole i Berluscones pregavano nelle ultime 48 ore, con costanza quasi Francescana, il loro Padre fondatore-messia-salvatore, re e profeta- Bottino Craxi, affollando i luoghi di culto del PDL( ossia porta a porta, il tg1, il tg2, il tg4, il tg5, il tg6, il Parlamento, il CSM, palazzo chigi, palazzo grazioli, palazzo madama, il quirinale, etc..), chiedendo tutti la stessa cosa all'amato e ormai defunto Bottino: fare fuori una volta per tutte (anche loro sapevano chiaramente che sperare in un'approvazione della legge era impossibile) quei comunisti dei giudici costituzionali, possibilmente con morti accidentali e il più casual possibili .
Ma ahimè, tali appassionate preghiere non hanno funzionato, dato che la Corte Costituzionale ha incenerito il Lodo SchifAlfano,pardon Al Nano, con riferimento agli articoli 3 e 138 di una certa Carta Costituzionale.
Nessuna novità, è già successo con il lodo Maccanico-Schifani (del quale questo qui è la copia perfetta), e probabilmente succederà di nuovo fra qualche anno con un lodo Gasparriano, chi lo sa.
Il punto rilevante qui non è tanto la bocciatura in se del Lodo (che come detto è già avvenuta anni fa ed era del tutto ovvia), quanto più la sua diretta conseguenza non morale (l'ultima Istituzione che non si è venduta, per ora, ad Al Pappone) ma penale: ossia il ritorno del Premier al ruolo che la legge gli ha assegnato da decenni, quello di imputato giuridico.
Con l'annullamento del Lodo infatti si sono istantaneamente riaperti i processi (prima congelati) a carico di Re Silvio, ossia il processo Mills (nel quale il corrotto è già stato condannato, manca solo il corruttore, e speriamo facciano in fretta) e il processo Mediaset (questo qui sarà un po più lungo, ma si spera che non ci siano altri scudi spaziali, almeno non prima di un anno o due), e si è dato un grande "schiaffo" (Presidente, mi scusi il termine) alla Presidenza della Repubblica, che aveva firmato istantaneamente (forse su un foglio ancora bianco??) la ratifica del lodo, asserendo che era perfettamente in linea con la Costituzione (forse al Quirinale usano ancora lo Statuto Albertino) e che era ben diverso dal precedente lodo Schifoso, pardon schifani, in quanto rispettava le condizioni poste dalla Consulta dopo il primo lodo.
E le rispettava si,nel senso che ricopiava punto per punto il precedente scudo, infischiandosene della sentenza Costituzionale, era talmente differente che è stato bocciato praticamente per gli stessi motivi! Ma niente paura, come ci ricorda l'intrepido cavalier leccante, pardon rampante, Maurizio Gasparri ci sarà un Ghedini o un Ghedoni che troverà un cavillo. Ora, a parte che non è compito nè di Ghedini nè di Ghedoni sistemare queste cose, visto che dovrebbe pensarci l'Avvocatura dello Stato, ma in ogni caso sarebbe impensabile una cosa del genere, neanche Ceacescou avrebbe il coraggio di violare apertamente, per la terza volta nel giro di 5 anni, una chiarissima sentenza della Suprema Corte dello Stato.
Ovviamente Gasparri non se ne preoccupa: del resto se al peggio non c'è mai fine, figuriamoci allo schifo.
Buon 7 Ottobre a tutti (sarà una data comunque da ricordare), evviva la Costituzione!!

Lodo Alfano bocciato dalla Consulta!

Alle 18.37 di oggi la Corte Costituzionale ha finalmente deciso che il Lodo Alfano è incostituzionale. Era ora. L'avevano già capito: mia nonna, mio nonno, la portiera ultranovantenne di casa loro, mia sorella di 14 anni, il mio cane, mia madre (che di politica non vuole sentirne manco ammazzata), il fratello piccolo del mio migliore amico (6-7 anni), la stampa estera, Repubblica e l'Unità, l'Italia dei Valori, i 'Farabutti' (cioè anche noi del blog), i vertici del Pd (e con vertici intendo Franceschini e Bersani, ché sparlare di Berlusconi gli porta voti alle primarie), le mie scarpe da ginnastica, la tastiera del mio computer e il Detective Conan (grazie al suo innaturale ingegno).
Chi non l'ha ancora capito? Al Nano, Al Fano, Brontolo, Pisolo, Mammolo, D'Alema. Più mezza Italia. Che è ora che si svegli.

IL LODO ALFANO è INCOSTITUZIONALE

Oggi, Mercoledì 7 Ottobre, la Corte Costituzionale ha dichiarato a maggioranza IL LODO ALFANO INCOSTITUZIONALE, in quanto non rispetta l'Art.3 della costituzione italiana, che sostiene l'uguaglianza tra tutti i cittadini italiani.
Questo è un successo per la democrazia.


La Redazione

sabato 3 ottobre 2009

Che cazzo, ci siamo andati vicini vicini

Ieri per un pelo non è caduto il governo. Solo un pelo. Berlusconi aveva deciso di mettere ai voti l'andamento dei suoi ministri, e se i nostri rappresentanti, i parlamentari, avessero voluto, se ne sarebbero dovuti andare OBBLIGATORIAMENTE Premier & company. Eravamo tutti con le dita incrociate, aspettando le fatidiche parole: «il Parlamento non ha rinnovato la fiducia al Governo Berlusconi IV» e, invece, ce la siamo presa nel culo un'altra volta. Perché deve essere sempre così?
Per far cadere il governo sarebbero bastati 21 voti. 21. E 33 parlamentari di sinistra si trovavano fuori dall'aula, assenti, a fare i loro porci comodi. Bastava che ce ne fossero 21 su 33. Vi chiedete perché si sono assentati? Perché gli conviene, cazzo come gli conviene. Ci potevamo liberare di Berlusconi, Presidente del Coniglio... ops, del Consiglio (scusate, un lapsus freudiano, probabilmente dovuto alla tanto millantata promiscua attività sessuale del Premier), e invece no, perché alla Sinistra fa comodo. Certo, hanno una poltrona in Parlamento. E da quella poltrona chi li scolla? Nel 2008 ci hanno attaccato il culo col Super Attack, e di lì, fino al 2013 non si muovono. Gli conviene. Lo sapevate che, tra le altre cose, non far cadere il Governo ieri ha anticipato a tutti i Parlamentari la pensione? Infatti la normativa attuale dice così: 5 anni in Parlamento valgono come 5 anni di un lavoro qualsiasi. Giusto. Peccato che in realtà, se ne fai 2 e mezzo (precisamente 913 giorni), quei 2 anni e mezzo valgono esattamente quanto 5 anni.
Esempio: sono un Parlamentare eletto due volte alla Camera. La prima volta ci sono rimasto 3 anni, perché si è andati alle elezioni anticipate. La seconda volta 5 anni. Quanti anni di anzianità, validi poi per la pensione, ho cumulato? 10 anni. Ma come, 3+5 non fa 8? Non per i Parlamentari.
Esempio 2: sono stato eletto 7 volte in Parlamento. La prima per 3 anni, la seconda per 5, poi 4, 3, 2, 5, 3. Escludiamo i 2 anni, che essendo minori a 2,5 non sono cumulabili. 3+5+4+3+5+3=23. Ne ho maturati 23, ma non me ne fotte niente. Io faccio una semplice moltiplicazione: 5x6 et voilà: 30 anni di lavoro anziché 23. Se vogliamo essere puntigliosi, effettivamente avevamo 2 anni di debito, che andrebbero persi: che palle, avrei lavorato inutilmente per 2 anni! Quindi facciamo 28 anni anziché 23. Il Parlamentare lavora 23 anni, magari male, magari non fa un cazzo, magari è solo una presenza inquietante in mezzo a 950 suoi simili (circa), e fa finta di aver lavorato per 28 anni. Potremmo chiamare questo sistema "Matematica Parlamentare" dove 3+5 non fa 8, ma 10.Ogni altro lavoratore, invece, ogni medico, ogni operaio, ogni insegnante, ogni benzinaio, lavora per 23 anni facendosi OBBLIGATORIAMENTE il culo e, magia, È COME SE AVESSE LAVORATO PER... 23 ANNI! 23=23! È arrivato Cristoforo Colombo.
Calcolo. La legislatura è cominciata il 29 aprile 2008. Oggi è il 3 ottobre. Sono passati 522 giorni. Ne mancano ancora un po'. Il 29 ottobre del 2010 si potrà far cadere il governo in tutta tranquillità. Caro Silvio, ponila il 30 ottobre dell'anno prossimo la fiducia, magari dopo esserti scopato un paio di escort ed aver creato a tua immagine e somiglianza un altro Lodo Alfano-Schifani (che sarebbe il terzo in 7 anni), poi vediamo chi la prende nel culo stavolta!

Ora o mai più

Montecitorio, Parlamento Italiano, Due Ottobre Duemilanove
Sul tabellone luminoso brillano i numeri dell'ultima votazione: 522 presenti, 520 votanti, 2 astenuti. E fu cosi che passò lo scudo fiscale, con soli Venti voti di scarto.
Venti voti che hanno deciso non solo per il passaggio dell'ennesima legge-vergogna, ma che hanno letteralmente salvato il Governo dal crollo del voto di fiducia.
Venti voti che hanno confermato ancora una volta l'assenza, o ancora peggio, la complicità di un opposizione troppo assente, troppo permissiva, troppo complice.
Perchè ieri a Montecitorio mancavano Venticinque deputati del Partito Democratico, Sette dell'Unione di Centro, Uno dell'Italia dei Valori. Totale: Trentatrè voti che sarebbero andati contro lo scudo e quindi contro la fiducia posta dal Governo (ma ne siamo poi tanto sicuri?).
Se i calcoli ,in questo Paese di illegali disastri e clamorosi autogoal, continuano ancora a funzionare, Trentatrè è maggiore di Venti, di ben Tredici punti, più che sufficenti per asfaltare una volta per tutte il governo di Al tappone proprio nel momento migliore.
E invece niente, i Signori deputati non si sono presentati, e nel delirio generale del PDL che cerca i suoi Cinquantasei assenti (!) per ricondurli, volenti o nolenti, all'ovile, nel Paese si leva una voce: perchè??
Perchè lo fanno??
La verità è una e una sola, chiara ed evidente a chiunque sia ancora in possesso delle sue facoltà mentali e razionali: al PD lo scudo, e anche questo Governo, convengono. E non si tratta di ipotesi o di illazioni nevrotiche, ma di realtà dei fatti: se il programma del PD è praticamente lo stesso di quello del PDL, CHE OPPOSIZIONE CI DEVE ESSERE?? Se sono d'accordo su tutto praticamente, come fanno a opporsi a proposte che loro stessi hanno inserito nel rispettivo programma?
È ovvio che non possono, sarebbe ridicolo e oltretutto controproducente.
Infatti il PD ha le sue buone (!) ragioni per sperare che il Governo non cada mai.
In primo luogo perchè esso sopravvive grazie a questo governo: tutto ciò che fanno i suoi deputati è andare in Parlamento a non fare niente (magari imbottiti di Coca, come hanno dimostrato Le Iene), tanto a fare le leggi che volevano farsi loro ci pensa il PDL. Quale può essere il lavoro di un senatore del PD?? Si sveglia tardi la mattina, ogni tanto rilascia qualche dichiarazione ai giornali, partecipa a trasmissioni televisive, recita il suo copione per quei cinque minuti e poi torna a casa, gongolando per l'immeritato ed esagerato stipendio, nonchè per la mancanza totale di responsabilità istituzionali. Se governassero loro infatti, prima di tutto dovrebbero lavorare (anche se negativamente dovrebbero farlo), poi dovrebbero tener testa all'opposizione dei Berluscones (che invece sanno opporsi con forza per il puro gusto di fare ostruzionismo) e sopratutto dovrebbero rendere conto delle leggi emanate, con il rischio di venire linciati dai propri stessi elettori.
Che bella vita che fa un senatore del PDmenoelle, guadagna migliaia di euro senza muovere un dito, scarica tutte le responsabilità delle leggi vergogna sul PDL e intanto se ne gode gli effetti, e fa pure la figura di quello onesto, "unica alternativa" ai suoi colleghi-amici-complici del PDL.
Ora però la gente si è stufata, troppe balle e troppe mancanze.
La fine del PD è vicina, cosi come lo è anche quella dei Berluscones e di tutta la combriccola da loro guidata e sostenuta; il futuro è nostro.
Domani, Quattro Ottobre Duemilanove, nascerà un Movimento di persone, in cui ogni persona avrà un peso, senza capibastone, mandamenti, sezioni, strutture provinciali, regionali, tessere, correnti. Sarà presentato il programma del Movimento in 7 punti: Energia, Salute,Trasporti, Economia, Informazione, Istruzione e Stato e cittadini.
E quando ci saranno le prossime elezioni, lentamente i Veri Italiani saliremo a galla, e ci riprenderemo ciò che ci spetta da sempre per diritto di nascita: il nostro Paese.

mercoledì 30 settembre 2009

Armiamoci e Partite!

17 Settembre 2009, ore 12.39, rotonda di Massoud (Kabul). In questo tratto di stada che collega l'aereoporto al centro cittadino tra le tante auto civili che si mescolano ai mezzi militari c'è una Toyota bianca che si posiziona esattamente dietro due nostri carri blindati.

17 Settembre 2009 ore 12.40, rotonda di Massoud (Kabul). In questo tratto di strada che collega l'aereoporto al centro cittadino un Kamikaze con addosso parecchi Kili di esplosivo, alla guida di una Toyota bianca, si fa esplodere.

Quattro caporal maggiore, un sergente maggiore e un tenente muoiono nell'attententato.

Altri sei soldati italiani vanno così ad aggiungersi a una lista di morti che comincia a diventare troppo lunga e scomoda.
All'arrivo della notizia in Italia ecco che i nostri politici, ligi al dovere,prendono in mano il loro copione e iniziano a recitare la parte, che gli è stata assegnata, con impegno davvero ammirevole.
E allora vediamo sfilare sul nostro schermo una serie di facce contrite, di saluti militari alle salme, di discorsi farciti di frasi ad effetto con una competizione per trovare la più pomposamente commovente.
"Eroi della patria", "Modeli per tutti", "Sacrificio in nome dello Stato", sono solo alcune, da tirar fuori quando l'occasione lo richede.
La recita è pronta e allestita per tutti, non dobbiamo far altro che ciò che ci si aspetta da noi.
Non sono ammesi fuori programma o improvvisazioni. Nessuno deve domandarsi perchè molti dei nostri militari si trovano, oggi, in Irak.
Qual'è il vero motivo? E' da ritrovarsi solo nella assoluta fedeltà alla Patria?
Tenetevi forte. Potrei sconvolgervi.
Denaro. Il vero motivo che spinge molti di quei militari ad alllontanarsi dalla loro famiglia, dai lori affetti, da tutto è il bisogno urgente di soldi.
Pagare il mutuo, organizzare il matrimonio, completare la casa, aiutare i figli... Sono questi gli ideali di molti soldati italiani.
Il regista americano Robert Moore, da sempre impegnato nel sociale, ultimamante ha girato un documentario in cui chiede a tutti quei senatori USA da sempre schierati a favore della guerra in Irak come mai nessuno dei loro figli fosse arruolato nell'esercito.
Tra le tante risposte che ha ricevuto Moore mi ha colpita quella di un senatore che, guardando sorpreso il regista, gli risponde:"Mio figlio?! Non dovrebbe mai arruolarsi ha una famiglia e due bambini da crescere che non può lasciare orfani!"
E' lecito un parallelismo con i colleghi d'oltremare che pendendo d'esempio il nostro dittatore ... Mussolini, ci gridano "Noi che amiamo la Patria armiamoCI e partiTE!".
Non ci interessa sapere cosa vi spinge a buttarvi in braccio alla morte in un Paese senza controllo centrale, dove sono le guerriglie che dettano legge.
Recitate la vostra parte, impegnatevi per questo, e se dovesse andare male...beh, tranquilli troveremo anche per voi la giusta frase ad effetto.

martedì 29 settembre 2009

Il golpe mediatico

Come se non bastasse il controllo diretto del Parlamento e la proprietà indiscussa di tutto l'apparato mediatico del nostro Paese, Silvio Berlusconi sta per fare un notevole salto di qualità, legalizzando di fatto quello che in teoria è un atto illegale: il controllo politico del servizio pubblico.
Ora, partiamo dal presupposto che di per se la Rai non ha bisogno di ufficializzazioni scritte per essere controllata, diciamo che lo fa "di default", per loro non c'è bisogno che glielo mettano per contratto.
Partiamo anche da un altro presupposto, ossia che la Rai è già controllata dai partiti attraverso la Commisione di vigilanza Rai del parlamento; e che quindi una forma di supervisione da parte del potere politico c'è già.
Ma qui andiamo ben oltre queste cose,ben oltre gli editti bulgari di questi 16 anni, qui arriviamo a mettere per iscritto che il Governo è il padrone della Rai in tutto e per tutto, cioè che può decidere cosa trasmettere, chi licenziare e chi no, spadroneggiando in lungo e in largo coi soldi dei contribuenti.
Già la commissione di vigilanza è una porcata perchè pone l'informazione pubblica sotto il controllo di un organo politico (mentre dovrebbe essere la Rai a controllare il parlamento) ma alla fine lo possiamo accettare perchè in Parlamento sono rappresentati tutti i cittadini, e sopratutto perchè di solito il presidente della Commissione di vigilanza è un membro della (presunta) opposizione.
Porre invece la rai sotto il diretto controllo del governo sarebbe un evento epocale, mai visto prima in una democrazia, nemmeno Napoleone si sarebbe sognato di fare quello che sta facendo Al Pappone.
Tant'è che questo atto, oltre a rappresentare un abominio mediatico, è anche un atto eversivo nei confronti del parlamento: infatti la legge stabilisce che l'ultima parola sul contratto fra la rai e il governo (il "contratto di servizio" ) ce l'ha sempre la commissione di vigilanza, che addirittura può modificare il contratto a suo piacimento e UNILATERALMENTE.
Ora, quando il ministro Scajola annuncia che convocherà il CDA rai e gli alti dirigenti per verificare il contratto di servizio, di fatto SCAVALCA l'autorità del Parlamento ponendo in primo piano la sua.
Come vedete ormai questo governo è un treno in corsa, incapace di fermarsi, che prende velocità ogni giorno che passa, permettendosi sempre più deliri e illegalità nel silenzio generale di stampa, televisione e opposizione.
Dopo il golpe politico (con l'impedimento del parlamento tramite il ricorso sistematico ai decreti legge) dopo il golpe giuridico (con la politicizzazione del CSM e i trasferimenti dei giudici) e quello morale (con le prostitute in casa e gli attacchi alle indagini che vorrebbero fare chiarezza sulle Stragi, mancando di rispetto alle famiglie che chiedono verità e giustizia) arriva finalmente il tanto atteso, sospirato e prevedibile golpe mediatico (con l'ufficializzazione scritta del controllo della rai da parte del governo).
In realtà quest'ultimo è stato celebrato soltanto a livello di inziativa, ma si aggiunge comunque ai golpe in dirittura d'arrivo, in cui meritano un posto di tutto rispetto il golpe economico (il nuovo condono fiscale senza precedenti) e quello criminale (la nuova, mirabolante, scandalosa riforma della giustizia).
In attesa quindi dell'ultimo atto (il golpe militare ad opera di Ignazio La Russa, prossimamente sui nostri schermi e in anteprima assoluta a L'Aquila) Al Tappone gira in lungo e in largo fra i leader europei suscitando il disprezzo e l'ilarità generale.
Poverino, crede di essere ancora nel suo Sultanato italiano, ma del resto lo dice anche il proverbio che tutto il mondo è paese, pardon, Sultanato.

lunedì 28 settembre 2009

Libera per tutti!

Avete presente quando da piccoli si giocava a nascondino, e chi riusciva a non farsi vedere correva al muro gridando "libera per tutti!!" e salvando cosi di fatto quelli che erano ancora nascosti??
Bene, a dimostrazione del fatto che certe cose non cambiano mai, il nostro governo è un po cosi, un po bambinesco.
È facile (basta sostituire al posto dei bambini nascosti gli evasori fiscali, al posto di quello che cerca lo Stato, e al posto del "libera per tutti" uno scudo fiscale qualsiasi ) e la dinamica resta la stessa, anzi nel nostro caso è ancora meglio!
Infatti non è uno degli evasori a fare "libera per tutti", ma è lo Stato stesso che questa volta anzichè cercarli li salva tutti quanti a priori, cosi, per solidarietà tra malviventi.
Ma veniamo nel dettaglio e cerchiamo di capire che cosa fa esattamente uno scudo fiscale e perchè quello elaborato dal nostro Governo non ha precedenti ( e si spera neanche successori) nella storia di tutti gli stati democratici e/o dittatoriali del mondo ad oggi conosciuto.
Uno "scudo" fiscale è una norma che i governi nazionali periodicamente emanano per far rientrare nelle casse dello Stato quei soldi sfuiggiti al suo controllo fiscale.
Normalmente lo Stato (con stato non intendo Italia ma un entità astratta di carattere generale) si impegna a trovare e a perseguire i colpevoli di evasione fiscale, facendogli pagare multe piuttosto salate e sopratutto rilevando tutte le tasse non pagate su quel capitale.
Bene, quando però lo Stato è in crisi e ha bisogno di soldi, magicamente è disposto a scendere a patti con i criminali evasori, che in questo caso detengono qualcosa di cui lo Stato ha un estremo bisogno, ossia hanno molti soldi. E visto che lo Stato non riesce a trovarli da solo in tempi brevi, dice ai criminali (in uno scudo "normale") : venite da me a dichiarare i soldi che avete nascosto all'estero, ditemi da quando li nascondete, dove li avete nascosti e da dove provengono (cioè come li hanno guadagnati), pagatemi una parte delle tasse che dovevate pagare più una piccola multa per il reato che avete commesso, e io vi faccio rientrare il capitale senza altri problemi.
Ora il discorso che si può fare al riguardo nel caso italiano, e che determina la criminalità dello scudo, verte su tre punti:
1) tutte quelle informazioni riguardo il dove stavano i soldi, da quanto tempo e come sono stati guadagnati, nonchè ovviamente da chi sono stati guadagnati
2) la quantità di tasse arretrate da pagare su quei soldi
3) la multa da applicare agli evasori e le possibili conseguenze in base al tipo di guadagno con cui te li sei accumulati ( ossia se è un guadagno lecito o illecito)
E qui viene il bello, perchè il nostro scudo fiscale prevede che:
1) il possessore dei capitali rimanga completamente anonimo allo Stato (cioè non sapremo chi fu ad evadere le tasse), e anche la provenienza dei capitali e il tempo di giacenza estera non sono oggetto di controllo da parte dello Stato ( e su questo ora ritorneremo)
2) sul capitale mi paghi soltanto il 5 %
3) le conseguenze sul tipo di guadagno siano praticamente nulle

Cominciamo dal primo punto.
Mettiamo che io sia Beniamino Della Rocca, e sia un narcotrafficante colombiano.
Ora poichè gli affari mi vanno bene, ho 50 milioni di euro da riciclare come denaro sporco per poterli riutilizzare.
Davanti a me ci sono varie possibilità, prendiamone in considerazione soltanto due:
1) Vado a Miami, contatto un' azienda che notoriamente si occupa di riciclaggio, gli do i miei 50 milioni e quella dopo un po me ne ritorna 25 puliti, secondo il prezzo del riciclaggio che è fissato, nell'ambiente criminale, al 50 %.
2) La seconda possibilità è molto più allettante: vado in Italia, contatto una banca, porto i miei 50 milioni di euro, nessuno mi chiede come li ho guadagnati e dove li tenevo prima, e quella me ne ritorna sul mio conto esattamente 47,5 puliti puliti, secondo il prezzo dello scudo fiscale, che in Italia è fissato al 5 %.
Risultato, l'italia offre una possibilità di riciclaggio ai criminali a prezzi concorrenziali rispetto ai criminali stessi! (Non mi stupirei se qualche boss americano ci denunciasse per concorrenza sleale )

Come vedete siamo a un livello di gravità assurdo, perchè in questo modo oltre a garantire la totale impunità del reato tributario e di evasione fiscale, lo Stato italiano si rende colpevole di omertà, complicità, favoreggiamento e grave negligenza nei confronti dei suoi obblighi. ( infatti i beneficiati dallo scudo non potranno essere perseguiti per reati tributari e di falso in bilancio, il mezzo con cui sono stati prodotti i capitali che lo Stato “liceizza”; e intermediari e professionisti che ne cureranno il rientro non saranno tenuti a rispettare l'obbligo di segnalazione per l'antiriciclaggio)
Ora quello che si controbatte a queste tesi è che "anche gli altri paesi fanno lo scudo fiscale", che quindi "è una cosa normale".
Vero, anche gli altri paesi fanno lo scudo fiscale, ma non si sognerebbero mai di farlo secondo le nostre modalità; negli Usa chiedono il 49 % (35 % per la sanatoria, 14 % di sanzioni) sul capitale che rientra; in Inghilterra 44 % (40 % sanatoria, 4 % sanzioni) ed in entrambi i due Paesi è prevista la pubblicazione dei nomi dei contribuenti che hanno commesso gli illeciti fiscali più rilevanti, e sono previsti dei controlli sulla provenienza del capitale e su come esso è stato racimolato.
Il nostro scudo, che fa pagare il 5% ed è anonimo, è un unicum in tutto il mondo. (Lo ripeto: tu versi la tassa alla banca e la banca la versa allo stato senza dire altro)

Ma c'è di più, infatti oltre a essere sprofondati ormai nel baratro dell'illegalità e dell'inciviltà, siamo ormai colati a picco in quello del ridicolo, fondamentalmente per due motivi:
1) le solite balle spaziali
2) le solite balle spaziali
Infatti il nostro amato superbo premier degli ultimi millemila anni di storia, il 20 marzo 2009 aveva dichiarato che l'italia "ricorrerà a uno scudo fiscale soltanto se sarà espressamente richiesto dall’unione europea, e nelle modalità da essa indicate." (oltre a tutte le dichiarazioni di tremonti che ad annozero aveva giurato "mai più condoni fiscali" , per l'appunto)
Oltre a queste prese in giro (l'UE afferma di non avere mai detto agli stati membri di creare scudi fiscali, indovinate chi mente) ci sono le straordinarie stime su quanti soldoni ci farà guadagnare lo scudo rimpinguando le casse dello Stato.
Quest'anno si parla di circa 6 miliardi, ma come al solito non vedremo una lira di questi soldi o ne vedremo una miseria, tant'è che:
- nel 2001 si prevedevano 8 miliardi di incassi, e ne entrò soltanto 1
- nel 2003 addirittura dovevamo guadagnarne 15 miliardi, e ne arrivarono la bellezza di 600 milioni (cioè un trentesimo delle previsioni, fate un po voi quanti ne arriverrano quest'anno)
Insomma, in questo Paese siamo sempre più circondati da balle cosmiche, troie, mafiosi, narcotrafficanti colombiani, evasori fiscali e chi più ne ha più ne metta.
Gli Italiani stanno stretti fra tutta questa gente, è arrivato il momento di dire basta e rimandare tutti questi intrusi a casa loro: in galera.
Per farlo, firmate tutti l'appello di Bruno Tinti, che supplica il Capo dello Stato di non firmare questa schifezza immane, in attesa che la Corte Costituzionale incenerisca il Lodo Schifalfano. Ecco dove potere firmare: Qui
Firmate tutti, e acquistate numerosi il Fatto quotidiano.
Passate parola, a presto.

Le migliori 10 gaffe di Silvio Berlusconi

«1. La coppia del potere americana deve prendere l'abbronzatura insieme - Meno di un anno dopo la prima osservazione del fatto che il Presidente degli USA sia molto "abbronzato", Berlusconi fa un passo avanti. Dice che anche la First Lady Michelle prende il sole col marito, poiché anch'ella ha una bella abbronzatura.
2. Comparare i senzatetto ai campeggiatori - Dopo aver visitato L'Aquila, Berlusconi visitò le tendopoli che ospitano un gran numero di scampati al terremoto. Disse alla tedesca N-TV che le vittime [vive, nda] avrebbero dovuto comparare la loro esperienza ad un «finesettimana in campeggio».
3. Dire ai giornalisti dove andare - Ad aprile, Berlusconi mancò l'opportunità simbolica di una foto con la NATO e di una cerimonia per i morti caduti perché era troppo impegnato a parlare al telefono. Dopo averlo ridicolizzato, Berlusconi fu tentato di «mandarli all'inferno». Promise pure di smettere di tenere conferenze stampa; comunque durante la successiva conferenza stampa si rifiutò di rispondere alle domande. [Berlusconi dichiarò più tardi di star parlando, per indicazione della Cancelliere tedesca Merkel, con il turco Erdogan per convincerlo ad accettare la candidatura del danese Rasmussen alla segreteria generale NATO, nda]
4. Infastidire la regina - Durante una sessione di foto del G20 a Londra, Berlusconi urlò ad Obama cercando di attirare la sua attenzione. Sfortunatamente la regina era vicino a lui e fu impressionata dal forte rumore. «Che sta succedendo? Perché deve urlare così forte?» ribattè.
5. Un leader pallido - Solo un mese prima Berlusconi dichiarò che il suo approccio con la crisi economica globale sarebbe stato diverso da quello di Obama semplicemente perché lui era «più pallido» del leader americano. «Sono più pallido perché è passata un'eternità da quando sono stato ad abbronzarmi l'ultima volta. Lui è più bello, giovane e alto», dichiarò il Primo Ministro.
6. Proteggere le «ragazze bellissime» dallo stupro - Il Primo Ministro italiano causò grande scompiglio quando, decidendo di impiegare quasi 30.000 soldati nelle città italiane, non ce ne sarebbero mai stati abbastanza per proteggere le tante «bellissime ragazze» dallo stupro. Sostiene che il suo commento fosse un elogio alle donne italiane.
7. Le ragazze italiane sono più belle - Nel 2003, Berlusconi disse agli investitori di traslocare in Italia perché le segretarie erano molto più belle di quelle americane.
8. Nel 2007 il Premier venne attaccato dopo che fu scoperto che aveva fatto avance a Mara Carfagna. «Andrei ovunque con te, anche in un'isola deserta. Se non fossi già sposato, ti sposerei immediatamente». Più tardi elesse la Carfagna Ministro per le Pari Opportunità.
9. Nel 2008 offese il mondo dell'arte per aver coperto il seno scoperto di una copia di un pezzo d'arte di 254 anni prima (di Gianbattista Tiepolo). Era appeso alla sua sala conferenze per quasi un anno quando chiese di pitturare un velo bianco che coprisse il capezzolo esposto.
10. La Cina e il Comunismo - All'inizio del 2006 offese profondamente la Cina, facendo pressioni affinché il popolo «legga i libro nero del Comunismo per scoprire che nella Cina di Mao non mangiavano i bambini, ma li bollivano per fertilizzare i campi»»

[alcune delle gaffe erano state precedentemente riportate sul sito dell'americano Telegraph]