17 Settembre 2009, ore 12.39, rotonda di Massoud (Kabul). In questo tratto di stada che collega l'aereoporto al centro cittadino tra le tante auto civili che si mescolano ai mezzi militari c'è una Toyota bianca che si posiziona esattamente dietro due nostri carri blindati.
17 Settembre 2009 ore 12.40, rotonda di Massoud (Kabul). In questo tratto di strada che collega l'aereoporto al centro cittadino un Kamikaze con addosso parecchi Kili di esplosivo, alla guida di una Toyota bianca, si fa esplodere.
Quattro caporal maggiore, un sergente maggiore e un tenente muoiono nell'attententato.
Altri sei soldati italiani vanno così ad aggiungersi a una lista di morti che comincia a diventare troppo lunga e scomoda.
All'arrivo della notizia in Italia ecco che i nostri politici, ligi al dovere,prendono in mano il loro copione e iniziano a recitare la parte, che gli è stata assegnata, con impegno davvero ammirevole.
E allora vediamo sfilare sul nostro schermo una serie di facce contrite, di saluti militari alle salme, di discorsi farciti di frasi ad effetto con una competizione per trovare la più pomposamente commovente.
"Eroi della patria", "Modeli per tutti", "Sacrificio in nome dello Stato", sono solo alcune, da tirar fuori quando l'occasione lo richede.
La recita è pronta e allestita per tutti, non dobbiamo far altro che ciò che ci si aspetta da noi.
Non sono ammesi fuori programma o improvvisazioni. Nessuno deve domandarsi perchè molti dei nostri militari si trovano, oggi, in Irak.
Qual'è il vero motivo? E' da ritrovarsi solo nella assoluta fedeltà alla Patria?
Tenetevi forte. Potrei sconvolgervi.
Denaro. Il vero motivo che spinge molti di quei militari ad alllontanarsi dalla loro famiglia, dai lori affetti, da tutto è il bisogno urgente di soldi.
Pagare il mutuo, organizzare il matrimonio, completare la casa, aiutare i figli... Sono questi gli ideali di molti soldati italiani.
Il regista americano Robert Moore, da sempre impegnato nel sociale, ultimamante ha girato un documentario in cui chiede a tutti quei senatori USA da sempre schierati a favore della guerra in Irak come mai nessuno dei loro figli fosse arruolato nell'esercito.
Tra le tante risposte che ha ricevuto Moore mi ha colpita quella di un senatore che, guardando sorpreso il regista, gli risponde:"Mio figlio?! Non dovrebbe mai arruolarsi ha una famiglia e due bambini da crescere che non può lasciare orfani!"
E' lecito un parallelismo con i colleghi d'oltremare che pendendo d'esempio il nostro dittatore ... Mussolini, ci gridano "Noi che amiamo la Patria armiamoCI e partiTE!".
Non ci interessa sapere cosa vi spinge a buttarvi in braccio alla morte in un Paese senza controllo centrale, dove sono le guerriglie che dettano legge.
Recitate la vostra parte, impegnatevi per questo, e se dovesse andare male...beh, tranquilli troveremo anche per voi la giusta frase ad effetto.
mercoledì 30 settembre 2009
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