O forse sì? Forse sarà un racconto di sabbia e di pietre, di polvere e di acqua, di aria e di fuoco. Forse lo sarà. Poiché come ogni uomo ed ogni pietra è una storia, ogni storia è indivisibilmente collegata ad un'altra storia.
Non voglio pensare me stesso come ad un libro che tratta di una persona sola. Il mio libro è scritto su carta, e in fondo tutti di carta siamo stati fatti. Esistono diversi tipi di carta, è vero. Ma deriviamo tutti dallo stesso albero.
Oggi vi racconterò la mia storia. Una storia di cambiamento. Un cammino eterno di ricerca. Cerco la chiave universale per decifrare tutte le grafie dei libri di questo mondo. Sto cercando il modo per capire il perché dell'esistenza di questi libri. Sto cercando un modo per capire. Lo sto cercando perché mi trovo di fronte ad una pagina bianca. E nel libro della mia vita non so più cosa scrivere. Così scrivo queste parole, con una grafia che nemmeno io riesco bene a decifrare.
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Mare. Un'onda s'infrange sugli scogli. Lo sguardo sperduto nell'infinito. Notte. Tre stelle, mi tengono compagnia. Lo sguardo perso nell'infinito. Un battito. Il vento. Una carezza sul viso. Un rifugio. Ci sono. Ma non so chi sono. Un rifugio senza tetto.
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Sono nato in una città di 300 mila abitanti. Da piccolo mi hanno iscritto ad una scuola, e da quel momento non ho messo piede in un'altra scuola. Sono cresciuto circondato ma mille attenzioni, da mille persone che mi volevano bene, da mille opportunità. Sono cresciuto in una famiglia benestante, e, nonostante lo abbia fatto più volte, non mi sono mai potuto lamentare di niente. Ho avuto una bella infanzia, e una stupenda adolescenza. Ma un giorno mi sono svegliato, e ho capito che quello che facevo non mi bastava più. E non sapevo più chi ero. Raccolgo le mie memorie ed i miei pensieri e faccio un salto indietro.
Sono nato nel *** del 199*. Lo so, ho parlato della mia adolescenza come se fosse già finita. Ma non giudicate senza aver prima letto. Per quanto io ne sappia, la mia adolescenza è finita con quella domanda, che bussa alle porte della mia anima ogniqualvolta la mia mente sia libera dai pensieri.
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Nostalgia di tempi passati. Emozioni che, purtroppo, non provo più. A volte mi sento svuotato. E se per alcuni può essere normale, per me, che poco tempo fa sono stato così pieno, è una tortura.
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Mia madre e mio padre sono sempre stati dei gran lavoratori, e quando erano più giovani anche dei grandi viaggiatori. Accadeva spesso, così, di ritrovarmi con la nonna. Ebbe così inizio una lunga serie di visite al negozio dei nonni, durata fino a ieri. Le persone crescono, e i luoghi invecchiano con loro. Solo che i luoghi non cambiano mai nella loro essenza. Le persone sì.
E poi c'era la casa dei nonni. Una casa che, per un bambino di pochi mesi, è un regno fantastico in cui poter fare mille scoperte. Agli occhi di un bimbo ogni elemento di una casa, di un oggetto e perché no, persino di una persona, è una novità. Un qualcosa di talmente curioso, che rende doveroso il fatto di esplorarlo finanche con le labbra. Ed è lì che lo conobbi. Il pianoforte. Quel pianoforte a coda color legno scuro che ancora oggi è per me un'irresistibile tentazione.
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